Una Nuova Geografia del Cambiamento
Attingendo all'antropologia organizzativa, il testo delinea una "Geografia del Cambiamento" incrociando gli assi pensiero-azione e passato-futuro. Vengono esplorati quattro territori metaforici — dal nostalgico "Museo delle Cere" al generativo "Cantiere della Cattedrale" — per analizzare le diverse reazioni all'incertezza e al mondo VUCA. Questo modello funge da bussola per l'auto-esplorazione, aiutando il lettore a superare inerzia e "burnout da inutilità" per orientarsi verso una costruzione concreta e visionaria del domani.
Stefano Gheno
1/17/20263 min read


Quanto spesso sentiamo che il terreno sotto i piedi, quello che chiamavamo “le certezze” o il “posto fisso” oppure una “routine consolidata”, sta un po' tremando? C’è un terremoto in arrivo? Oppure forse ci annoiamo e andiamo in cerca di guai.
Vorrei a questo riguardo proporre un piccolo viaggio di auto-esplorazione, basato sugli spunti di quella piccola antropologia organizzativa che ho disseminato in tanti miei contributi, dal Gusto del Potere (Bruscaglioni, Gheno, 2000) fino all'ultimo Il Motore del Fare! (Gheno, 2025). L'obiettivo è capire come ci poniamo di fronte a quel mostro a più teste che chiamiamo “imprevisto” o “cambiamento” o “liquidità” (o comunque, se vogliamo fare i colti, ogni altra cifra di questo nostro mondo VUCA).
Proviamo a immaginare un piano cartesiano. Sì, proprio quello che ci hanno insegnato a scuola tanti anni fa. Abbiamo due assi che si incrociano:
Dal dire al fare. Salendo dal basso verso l’alto (asse delle ordinate) andiamo dal pensare al fare. Si va dallo lo spazio della pensabilità, dell'analisi, della strategia. Se eccessiva, diventa quella paralisi per analisi che ci fa scrivere bellissimi piani strategici che nessuno leggerà mai. In altri termini, in basso ci troviamo nella palude dell'analisi, della teoria, del “prima di provare cerchiamo di capire se funziona”.
Dal “c’era una volta” al sarà. Andando da sinistra a destra (asse delle ascisse) si va dal passato al futuro. Si procede dal regno del “si è sempre fatto così”, del “bel tempo andato”. È il regno della sicurezza, della zona di comfort zone, ma anche della resistenza al cambiamento che ci protegge dall'ignoto (e talvolta dalla vita), verso il dominio del desiderio che si apre al nuovo. È il territorio della "generatività", dove non ci si limita a riparare il vecchio, ma si costruisce la cattedrale. Si va dalla sicurezza del passato alla scommessa del possibile.
Ipotizziamo di disegnare in questo sistema cartesiano una nuova “Geografia del Cambiamento”, in cui troveremo quattro territori, alcuni che conosciamo bene altri incogniti. Avremo così una destinazione che potremo esplorare, ma soprattutto da cui potremo transitare utilmente – scoprendo il bene che c’è ed evitando le insidie del terreno – se conosciamo la mappa e possediamo la giusta bussola.
Il Museo delle Cere (in basso a sinistra). Qui è tutto bello ma fermo. Si pensa al passato e lo si conserva. È la zona del "bel tempo passato", dell’età dell’oro. Potrebbe sostenere la nostra sicurezza estetica, ma purtroppo è il quadrante della depressione organizzativa: inutile cambiare, tanto non funzionerà o – peggio ancora – se funziona andremo a stare peggio. A stare troppo in questo territorio si rischia di diventare cinici e spegnere l'entusiasmo degli altri.
Il Cantiere della Cattedrale (in alto a destra). Anche una cattedrale può essere un museo, ma innanzitutto è una casa da vivere e condividere. Qui l'azione incontra la visione. Non stai solo spostando sassi (azione pura) e non stai solo sognando guglie (pensiero sterile). Stai costruendo il domani. Per viverci bene devo vedere ciò che non c’è ancora e volere sporcarsi le mani perché possa esistere. Il rischio più consistente: sentirsi onnipotenti per tanta generatività, dobbiamo ricordarci che le cattedrali oltre alle guglie hanno necessità di solide fondamenta (un po' di realismo dal basso).
La ruota del Criceto (in alto a sinistra). I suoi abitanti fanno moltissimo, sono laboriosi e costruttivi, ma dove sta lo scopo? Nella “ruota” si corre velocissimamente per restare però nello stesso posto. Sei il campione mondiale di procedure inutili eseguite alla perfezione: "Abbiamo sempre fatto così, ma ora lo facciamo più velocemente!". L’efficienza cieca può essere velenosa: nel tempo produce “Burnout da inutilità”, tanta fatica, zero innovazione.
Il divano del visionario (in basso a destra). Non sprechiamo il tempo sdraiati, ma lo usiamo per riflettere. Dal divano hanno capito tutto del mercato dei prossimi 10 anni, anno scritto bellissimi post su LinkedIn, ma non hai ancora alzato la cornetta per fissare un appuntamento. La trappola: La paralisi per analisi. Il mondo cambia mentre tu lo studi.
Ora proviamo a chiederci in quale territorio siamo di casa e se non ci interessi trasferirci in un altro o – quanto meno – provare a visitarlo. Vorrei darvi una mano in questo senso: ho costruito un piccolo “navigatore” che ovviamente non ci dice dove andare, ma ci può aiutare ad andarci senza troppi ostacoli.
Stefano Gheno, PsyD
Sono un consulente di vecchia data! Sarò felice di accompagnarti nelle sfide che vorrai condividere con me.
